Comunità Pastorale Maria Ausiliatrice
Arcidiocesi di Milano - Zona Pastorale di Varese - Decanato di Gallarate - Cardano al Campo (VA)
Il sito è in costruzione. Alcune delle sezioni sono in aggiornamento.
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ANNO PASTORALE 2025-2026
sito aggiornato il 14.02.2026 – 14.30
15 FEBBRAIO
ultima dopo l'Epifania
Dio Padre: l'abisso di perdono e misericordia
Sapete a chi rassomiglia Dio?
Dio rassomiglia ad un padre che ha due figli, e i due figli, ambedue amati con immenso affetto, ripagano il padre con dispiaceri davvero immeritati. Questi due figli siamo tutti noi!
Un giorno, con una sfacciataggine senza pari, il figlio più giovane si presenta al padre e gli dice: «Sono stufo di stare con te! Questa vita non mi piace: voglio più avventura, più libertà! dammi la mia eredità e vado a spenderla dove voglio e come voglio».
Che dovrebbe fare il padre? Dovrebbe impedire la pazzia della fuga da casa?
Dio non vuole, perchè Dio non può costringere ad essere buoni: la bontà costretta, infatti, non è più bontà.
Dio, il padre, lascia che il figlio si allontani, ma con il figlio parte anche il suo cuore di padre, parte per soffrire e attendere.
Il figlio, intanto, sbatte la porta e va a vivere la sua libertà: quella libertà che non è vera, che non rende felici, che non realizza i sogni ma fa sprofondare nel vuoto del capriccio e dell’egoismo incontentabile.
Il peccato non dà felicità: il peccato contiene dentro di sè la condanna dell’amarezza e della delusione.
Il figlio se ne accorge: staccatosi dall’abbraccio del padre non trova il paese delle meraviglie ma il porcile dello smarrimento di ogni dignità.
Il padre dovrebbe riaccogliere questo figlio? come perdonare un figlio così? meglio perderlo che riacquistarlo!
Gesù lascia che il cuore umano dica le sue ragioni, ma poi ci confida le ragioni di Dio: le ragioni di un cuore decisamente, infinitamente diverso dal nostro.
Il figlio, ormai, ha capito che ha sbagliato; ha capito che ha giocato tutto e ha perso ogni diritto in casa di suo padre. Decide di tornare a casa a testa bassa.
Ripensa a quando viveva felice sotto lo sguardo del padre: aveva tutto e non se ne rendeva conto!
Ed ecco, quando rivede chiaramente la sua casa, si accorge che una persona sta correndo verso di lui. Sarà un servo? Sarà il fratello?
Guarda e riconosce: è suo padre!
Sì, il vecchio padre che, dal giorno della partenza non ha lasciato passare un giorno senza scrutare l’orizzonte per vedere se gli fosse stato possibile riconoscere in lontananza il figlio perduto ma sempre figlio.
Il figlio, abbracciato affettuosamente dal padre, resta stordito, sente di non meritare l’abbraccio e tira fuori il pentimento che cusotodiva nel suo cuore: «Padre ho peccato! Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».
Ma il padre non ascolta: è felice, non sta più in sè per la gioia di aver ritrovato il figlio e ordina subito che si prepari una grande festa.
Questo è Dio, questo è il Dio vero, il Dio vivo, questo è l’abisso di misericordia, di perdono e di amore dal quale veniamo e nel quale viviamo e ci muoviamo.
Questo è il mistero di Dio, il mistero dell’amore infinito, il mistero che soltanto Dio poteva raccontarci.
Il rischio che tutti noi possiamo correre è quello di non credere a questo amore, di addomesticarlo, di volerlo tutto per noi escludendo gli altri.
Il fratello più grande, infatti, che era nei campi, da lontano sentì il trambusto che aveva riempito la casa del padre. Chiamò un servo e gli domandò cosa stesse succedendo e il servo, pensando di renderlo felice, gli rispose: «È tornato tuo fratello e tuo padre ha organizzato una grande festa».
Ma ecco il dramma: il fratello non gioisce per il ritorno del fratello!
Il figlio maggiore era rimasto a casa con il padre, ma era diverso dal padre; viveva con lui ogni giorno e mangiava alla sua mensa, ma non conosceva suo padre e non aveva neanche una briciola dei sentimenti di suo padre.
Questo è il rischio di quelli che si credono buoni: amano Dio (così dicono) ma non pensano come Dio, non sentono come sente Dio e non si comportano come si comporta Dio.
Il padre, allora, lascia la festa e va incontro al figlio maggiore e gli dice: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava fare festa e rallegrarsi, perchè questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Il padre riuscirà a convincere il fratello maggiore ad amare il fratello che è ritornato?
La sfida è ancora in corso: e noi facciamo parte della sfida che Gesù ha portato nelle nostre strade e dentro i nostri cuori.
Noi da che parte stiamo?
Entriamo o no a quella festa di famiglia?
Angelo Comastri
Testo proveniente dalla pagina del sito Radio Vaticana
ADORAZIONE EUCARISTICA
Tutti i giovedì dalle 18.30 alle 19.30
nella chiesa parrocchiale Natività di Maria V.
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